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DISAGIO E SOFFERENZA PSICHICA POST INFARTO DEL MIOCARDIO - FURIO RAVERA - 30 OTTOBRE 2015

Dopo un evento come l'infarto del miocardio possono verificarsi condizioni di disagio intense anche nei casi in cui il danno cardiaco risulta, dopo l'evento acuto, irrilevante ai fini della qualità della vita. Il paziente dopo un infarto si trova a fare i conti con il fatto di essersi trovato in una situazione che poteva esitare nella morte e questa è una prima frattura nella difesa onnipotente di sentire la morte come un evento lontano e poco realistico.

Tutti gli eventi che ci pongono al cospetto della possibilità di morire sono potenzialmente traumatici, vale a dire che hanno la possibilità di mantenere vivo e emotivamente forte l'evento reclutando una serie di stimoli capaci di accenderne la memoria, con la conseguenza di una frequente riattualizzazione di un evento.

 

Un certo numero di superstiti di un infarto residuano per ansia e depressione fino ad andare incontro ad una vera PTSD ( fra il 16% ed il 22% - Ginzburg et al - 2006). Tali reazioni accrescono la possibilità di recidiva ed incremento la mortalità di questi pazienti. La condotta di evitamento domina i comportamenti e questi pazienti vivono una vita ritirata e sempre all'erta per evitare che, secondo i loro timori, qualche sforzo o qualche stimolo possa provocare un secondo infarto. Questa condizione non è molto diversa, nella dinamica psichica, da quella che caratterizza chi è stato vittima di un grava trauma, un incidente, con rischio di morte o con la visione di una o più vittime. In questi casi il trattamento con EMDR trova una indicazione fondamentale essendo stato riconosciuto da un numero crescente di lavori come il più efficace trattamento antistress. Pertanto in un'ottica di riabilitazione cardiaca e di prevenzione delle recidive si dimostra utile un trattamento con EMDR e Mindfulness (altra efficace tecnica per ridurre lo stress) insieme all'avvio di esercizi di cardio fitness e l'educazione alimentare.

 

In taluni casi il ritiro del paziente ed i i pensieri depressivi di rovina rendono necessario un ricovero in reparto specialistico ove sia possibile intervenire farmacologicamente sulla depressione, sotto sorveglianza medica, mentre si avviano le strategie sopradescritte.

 

Furio Ravera - Psichiatra - Direttore del reparto per i disturbi di Personalità e Dipendenze - Casa di Cura "Le Betulle"