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IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE E LE SUE FUNZIONI COME BERSAGLIO DELL’AZIONE DELLA CANNABIS - FURIO RAVERA - 10 APRILE 2017

Il sistema endocannabinoide è un complesso sistema endogeno di comunicazione tra cellule. Esso è composto da recettori endocannabinoidi, i loro ligandi endogeni (gli endocannabinoidi) e le proteine coinvolte nel metabolismo e nel trasporto degli endocannabinoidi. In base alla localizzazione dei recettori, è stato ipotizzato che il sistema endocannabinoide sia coinvolto in un gran numero di processi fisiologici, tra i quali il controllo motorio, la memoria e l'apprendimento, la percezione del dolore, la regolazione dell'equilibrio energetico, e in comportamenti come l'assunzione di cibo (Ameri 1999, Di Marzo 1998).

 

Funzioni e descrizione delle risposte mediate dal sistema endocannabinoide:

 

- Funzioni cognitive superiori

- Attenzione, memoria, apprendimento

- Emozioni

- Capacità di prendere decisioni (decision making) e controllo del comportamento

- Controllo motorio

- Controllo e coordinazione del movimento

- Mantenimento della postura corporea e dell'equilibrio

- Percezione del dolore e gratificazione

- Sensibilità agli stimoli dolorosi

- Sensibilità agli stimoli piacevoli

- Neuroprotezione

- Azione protettiva del SNC dalla sovrastimolazione o sovrainibizione esercitata da altri neurotrasmettitori

- Sviluppo cerebrale

- Sviluppo neuronale

- Controllo della plasticità sinaptica

- Funzioni immunitarie

- Attività immunomodulatoria

- Infiammazione 

- Funzioni sessuali e fertilità

- Processi di maturazione degli spermatozoi

- Interazioni con la funzione ovarica

- Effetti sulla libido 

- Gestazione

- Attecchimento dell'embrione

- Meccanismi che regolano le prime fasi della gravidanza

- Equilibrio energetico

- Regolazione dell'assunzione di cibo

- Modulazione dell'omeostasi metabolica

- Regolazione dell'appetito

- Modulazione della sensazione di sazietà

- Sensibilità viscerale, nausea e vomito

- Funzioni endocrine

- Modulazione della secrezione di ghiandole endocrine

- Funzioni cardiovascolari

- Risposta vascolare (azione vasodilatatoria e ipotensiva)

- Regolazione cellule neoplastiche

- Ruolo del sistema endocannabinoide nella regolazione dei processi di proliferazione cellulare alla base della crescita dei tumori.

 

Credo che sia sufficiente osservare questo elenco per comprendere che una sostanza capace di interferire con questi processi sia una sostanza molto "potente". Mi riferisco al mix di cannabinoidi contenuti nella cannabis comunque venga consumata. Trattandosi di processi (quelli sopraelencati) la cui alterazione si svolge in modo, per così dire, "silente", senza che se ne abbia una percezione consapevole, il consumatore di cannabis ha una naturale tendenza a considerarla innocua, rispetto alla rappresentazione raccapricciante dell'eroina data da i morti per overdose con ancora la siringa nel braccio. Le nostre idee su un fenomeno si formano attraverso l'integrazione di molte immagini e percezioni sensoriali.

 

L'idea diffusa dell'innocuità della cannabis e derivati è il risultato della composizione di parole come

rilassarsi, ridere, tranquillità, con l'immagine di ambienti e situazioni pacifiche in cui circolano le canne. Quando si pensa alla cannabis, queste sono le prime associazioni di pensiero. D'altra parte che significato hanno per la maggioranza delle persone espressioni come "funzioni cognitive superiori" o "controllo della plasticità sinaptica" oppure ancora "sensibilità viscerale"?

Occorrerebbe conoscere bene la fisiologia e la neurofisiologia nonché le neuroscienze. Certi pregiudizi positivi sulle droghe si fondano, oltreché sulla disinformazione, sulla difficoltà di far comprendere le informazioni corrette perché necessiterebbero di una preparazione specifica per essere comprese.

Più le neuroscienze e la neurochimica fanno progressi più diventa difficile trasformare ciò che si scopre in corretta informazione.

 

Intanto cresce la tendenza culturale generale a pensare che tutto sia un'opinione e che tutti possano dire tutto su tutto. Il punto non è di restituire al medico l'ermeticità delle sue esternazioni, magari in latino, ma considerare che vi sono delle aree del sapere che necessitano di profonda competenza per essere comprese e che i cosidetti esperti devono formulare le loro considerazioni su dati scientificamente fondati. Purtroppo la nostra capacità di preoccuparci è ancora arcaica, basata su segnali che sono in relazione con la sopravvivenza e sulla rappresentazione materiale del danno.

 

L'idea di danneggiarsi attraverso l'impiego della cannabis non è supportata da segnali forti, come quelli offerti dall'overdose da eroina, epatiti, infezione da HIV. Dovrebbe fondarsi su conoscenze non facili da comprendere se non si ha una preparazione specifica e che in ogni caso non hanno il potere di evocare forti sentimenti di preoccupazione.

 

In un campo affine, quello dell'abuso di alcol, la preoccupazione dei bevitori è modesta e facilmente scambiano l'invito alla sobrietà, quando compaiono problemi, per una proibizione anziché una protezione. Si rende necessaria, pertanto un'educazione sanitaria delle famiglie e dei giovani, al fine di attivare preoccupazioni emotivamente significative relativamente alle condotte di sostanze capaci di agire sulle funzioni psichiche superiori e più raffinate.