Gruppo Ginestra
A PROPOSITO DI CRAVING - FURIO RAVERA - 16 DICEMBRE 2015

Nei colloqui esplorativi con pazienti tossicodipendenti è frequente ricevere l'informazione che l'assunzione della sostanza non genera più il piacere sperimentato in passato e, tuttavia, il paziente riferisce di avvertire un intenso "craving" mal comprendendone le ragioni, la natura e gli eventuali stimoli che hanno potuto evocarlo. Per comprendere questo fenomeno è necessario guardare le cose più da vicino.

 

I racconti dei pazienti a proposito dell'insorgenza del craving, raccolti "fotogramma"per "fotogramma", cercando di identificare pensieri ed emozioni che compaiono, momento per momento, ci hanno portato a individuare tre fasi del craving:

 

• Fase dell'azione dello stimolo apparentemente neutro ma specifico per il paziente (un odore, un sapore, una musica, una strada) che il paziente inconsapevolmente associa a precedenti assunzioni di droga. In questa fase sono in gioco emozioni e sensazioni fisiche che stimolano il desiderio della sostanza.

 

• Fase della ricerca e della selezione delle memorie procedurali per raggiungere e ottenere la sostanza. Questa fase si connota di aspettative di piacere che incrementano l'azione dello stimolo neutro ed eccitano circuiti della memoria che nella loro attivazione includono l'evocazione di una "piacevole" azione di ricerca. Ciò che si sperimenta a questo stadio è piacevole in sé perché si tratta di un'aspettativa di piacere, del senso di vitalità e di premio imminente legato ad una azione che interrompe il frequente senso di vuoto, noia e frustrazione che caratterizza le giornate dei tossicodipendenti che cercano di risolvere il loro problema con la sola astensione dall'uso di sostanze senza altro supporto.

 

• La terza fase è quella dell'azione diretta della sostanza che alimenta il craving attraverso la memoria di un'esperienza piacevole.

 

Quando cessa l'esperienza del piacere diretto dell'uso della sostanza, correlato a quest'ultima fase, rimane la fase due che rappresenta ancora un importante vincolo alla droga ed è causa di numerose ricadute. Dal racconto dei pazienti emerge inoltre che la ricerca della sostanza, quando compare il craving, si caratterizza come stato di "assorbimento" che è una delle varianti, piuttosto diffusa anche nei soggetti normali, di stati dissociativi. In queste condizioni il soggetto è totalmente immerso in un'attività, perdendo la capacità di correlare lo scopo e il senso di quell'attività con altre informazioni.

La memoria procedurale " assorbe " tutta l'attività psichica del paziente impedendogli valutazioni di opportunità circa quello che sta facendo.

 

Ritengo che sia utile agire sulla fase due attraverso l'EMDR lavorando sull'"immagine" della ricerca della sostanza, per favorirne l'integrazione a livello dell'area parietale multimediale. Con questa procedura il paziente viene aiutato a spostare ciò che è depositato nei circuiti cerebrali, predisposti alla ricerca, in un'area che consente di associare all'intenzione di cercare la droga altre informazioni, riguardanti le conseguenze e l'opportunità di quella azione, "svegliando" il paziente dallo stato di "assorbimento" sopradescritto. In questo modo la pratica dell'EMDR contribuisce alla profilassi della ricaduta.

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Con il termine inglese "craving" s'intende il desiderio intenso e incontrollabile di assumere una sostanza psicotropa.