Gruppo Ginestra
UNA RIFLESSIONE SUL CRAVING - FURIO RAVERA - 7 AGOSTO 2017

Una riflessione sul "craving"


Molti pazienti tossicodipendenti parlano di craving come di un desiderio ingovernabile, soverchiante che li spinge a far uso di droga senza possibilità di scampo. Questo fenomeno può essere osservato meglio in regime di ricovero, quando è stata completata la disintossicazione ed è in corso l'indagine psicodiagnostica. I pazienti si rivolgono all'infermeria, agli educatori, ai medici chiedendo aiuto per il momento critico che stanno attraversando, altri chiedono di dimettersi adducendo improvvisi impegni inderogabili. Se, in questi momenti riusciamo ad avere un po' di collaborazione da parte dei pazienti possiamo cogliere l'occasione, fornita dal craving, di mettere a fuoco lo stimolo, apparentemente neutro, che lo suscita e che rappresenta un tassello importante per comprendere lo scenario più vasto che sostiene l'utilizzo di droghe in quel paziente. Quando invitiamo i pazienti ad esaminare i momenti precedenti all'insorgenza del craving, come se osservassimo un filmato, fotogramma per fotogramma, potrebbe capitarci di scoprire che prima della voglia di droga c'è qualcos'altro, un disagio per il contenimento del quale non si hanno strategie, un profondo sentimento di vuoto, un'emozione ingestibile, condizioni che possono essere collegate ad uno stimolo, apparentemente neutro ma estremamente significativo per il paziente. Sostenendo il paziente ad osservare lo scenario, o la situazione relazionale, dalla quale è emerso lo stimolo, possiamo dimostrare l'avvio di una rapidissima catena di eventi che alla fine fanno cercare e desiderare la droga perché quella è l'unica risorsa conosciuta per governare lo stato che si è venuto a creare. Il craving con la sua carica desiderante coarta il campo della coscienza come la sete nel deserto fa pensare e desiderare solo l'acqua, con la differenza che mentre l'acqua è il rimedio fondamentale per la sete, la droga è un rimedio truffaldino per il problema che il paziente sta vivendo, come andare da un usuraio per pagare un debito senza pensare che in quel momento stesso ci indebitiamo ancora di più con l'usuraio. Il craving è come una pagina scritta appallottolata, si vede solo questa palla irregolare e non sì può leggere il testo. Va aperta e dispiegata perchè si possa guidare il paziente a trovare risposte più efficaci per fronteggiare ciò che sta vivendo. In altre parole il craving è il momento in cui il paziente entra in contatto con una delle varie condizioni di impotenza che costituiscono la domanda di droga che promette il premio di un cambiamento di stato. La droga é importante per questi pazienti perché garantisce questo cambiamento. Non si pensi sempre a grandi problematiche, la domanda del cambiamento assicurato dalla droga può essere stimolata da un ampio spettro di condizioni, dalla noia a grandi ferite dell'anima di natura traumatica, che non consentono di vivere una vita apprezzabile. Esaminando questa fase di pre-craving possiamo ricavare molte informazioni circa il percorso mentale che si è consolidato nel paziente con un persistente uso di droga. Nascono credenze fonte di stimolo del tipo "senza droga non mi diverto". In questo caso è il desiderio di divertirsi, unito alla scarsa fiducia sulle proprie capacità di divertirsi, che fa da stimolo alla ricerca di droga. In clinica il craving è un fenomeno frequente, ma non così come ci si potrebbe aspettare, perché alcuni pazienti interpretano il ricovero come un periodo di sospensione di tutto, una specie di piega temporale nella loro vita, nella quale accettando l'idea del ricovero come un periodo in cui "non ci si divertenon sono vittime del desiderio di divertirsi e quindi non avvertono l'urgenza dello stimolo come accade, per esempio, ogni fine settimana. Una credenza di base dalla quale possono scaturire altre credenze negative secondarie è quella che fa dire al paziente " ..non ce la faccio a essere come sono, come sto!..." Il pre-craving fornisce suggerimenti tecnici, alcuni pazienti che chiameremo "tossicodipendenti per mancanza di risorse" (di sicurezza, autosoddisfacimento, autosostegno, autostima, incompetenza relazionale) possono trovare un giovamento ottenibile in tempi relativamente brevi con la tecnica della DBT (Terapia dialettico comportamentale) che fornisce loro strategie di conoscenza, attraverso lo studio di catene di funzionamento che conducono all'abuso di droga, strategie per conoscere e governare le emozioni, strategie per migliorare le relazioni e per attenuare lo stress. Altri pazienti che chiameremo "tossicodipendenti per ferite traumatiche" è come se vivessero disturbati da un "rumore di fondo costante" che in taluni casi si fa acuto ed insopportabile e che impedisce di raggiungere uno stato di serenità interferendo pesantemente nelle relazioni e nelle attività. Questi pazienti possono giovarsi dell' EMDR

(Desensibilizzazione attraverso la stimolazione di movimenti oculari e riprogrammazione) una efficace strategia che da un lato spegne la possibilità che eventi traumatici passati, e spesso ignorati, possano riattualizzarsi con tutta la loro carica emotiva destabilizzante influenzando gravemente la vita del paziente. Nello specifico del trattamento della tossicodipendenza è utile il protocollo EMDR di Miller.

Dottor Furio Ravera